Come è iniziata la collaborazione con San Lò e con Anna e Lucrezia?
Anna e Lucrezia ci hanno contattati agli albori del progetto, quando tutto era ancora in fase di definizione. Fin dall’inizio abbiamo condiviso un percorso che andava oltre la semplice progettazione dei singoli pezzi: un ragionamento più ampio, a tutto tondo, che abbracciava diversi aspetti legati alla definizione identitaria dell’azienda.
Qual è stata la vostra prima impressione del brand e della sua visione?
Abbiamo incontrato una realtà con una direzione al femminile, giovane e made in Italy, supportata allo stesso tempo dal know-how dell’azienda di famiglia. Tutti elementi che abbiamo trovato immediatamente molto interessanti. Fin da subito c’è stato un allineamento di visione naturale, quasi spontaneo. Inoltre, è stato particolarmente stimolante confrontarci con committenti della nostra stessa generazione: questo ha reso l’intesa ancora più forte e immediata.

Come è iniziata la collaborazione con San Lò e con Anna e Lucrezia?
Anna e Lucrezia ci hanno contattati agli albori del progetto, quando tutto era ancora in fase di definizione. Fin dall’inizio abbiamo condiviso un percorso che andava oltre la semplice progettazione dei singoli pezzi: un ragionamento più ampio, a tutto tondo, che abbracciava diversi aspetti legati alla definizione identitaria dell’azienda.
Qual è stata la vostra prima impressione del brand e della sua visione?
Abbiamo incontrato una realtà con una direzione al femminile, giovane e made in Italy, supportata allo stesso tempo dal know-how dell’azienda di famiglia. Tutti elementi che abbiamo trovato immediatamente molto interessanti. Fin da subito c’è stato un allineamento di visione naturale, quasi spontaneo. Inoltre, è stato particolarmente stimolante confrontarci con committenti della nostra stessa generazione: questo ha reso l’intesa ancora più forte e immediata.


Come avete bilanciato comfort, estetica e funzionalità nella progettazione?
Per noi questi tre aspetti non sono mai separati. Il comfort è stato il punto di partenza, soprattutto nel progetto di un divano, ma sempre filtrato attraverso una ricerca estetica precisa e una forte attenzione alla funzionalità. Ogni scelta formale è stata guidata dall’uso reale dell’oggetto, dalla sua capacità di adattarsi agli spazi e ai gesti quotidiani, senza rinunciare a un linguaggio visivo riconoscibile e coerente con l’identità del brand.
Quanto conta oggi, secondo voi, la dimensione emotiva nel design di un arredo come il divano?
Conta moltissimo. Il divano non è solo un oggetto funzionale, ma un vero e proprio luogo emotivo: è lo spazio della condivisione, del riposo, dell’intimità. Oggi più che mai le persone cercano arredi capaci di trasmettere sensazioni, oggetti emozionali. Un buon progetto deve saper accogliere, raccontare una storia e far sentire chi lo vive parte di un’esperienza, non semplicemente di un utilizzo.

Come avete bilanciato comfort, estetica e funzionalità nella progettazione?
Per noi questi tre aspetti non sono mai separati. Il comfort è stato il punto di partenza, soprattutto nel progetto di un divano, ma sempre filtrato attraverso una ricerca estetica precisa e una forte attenzione alla funzionalità. Ogni scelta formale è stata guidata dall’uso reale dell’oggetto, dalla sua capacità di adattarsi agli spazi e ai gesti quotidiani, senza rinunciare a un linguaggio visivo riconoscibile e coerente con l’identità del brand.
Quanto conta oggi, secondo voi, la dimensione emotiva nel design di un arredo come il divano?
Conta moltissimo. Il divano non è solo un oggetto funzionale, ma un vero e proprio luogo emotivo: è lo spazio della condivisione, del riposo, dell’intimità. Oggi più che mai le persone cercano arredi capaci di trasmettere sensazioni, oggetti emozionali. Un buon progetto deve saper accogliere, raccontare una storia e far sentire chi lo vive parte di un’esperienza, non semplicemente di un utilizzo.

